Genocidio ed eroismo

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




Per commettere il genocidio degli Armeni, il regime turco ha tentato di disumanizzarli come fece in seguito il regime nazista contro gli Ebrei con lo scopo di evitare la critica di un massacro umano. Questa procedura non ci meraviglia affatto da parte di un sistema barbaro che considera i suoi nemici come dei sotto-uomini. Questo approccio purtroppo ha altre conseguenze che sono più sovversive e contaminano le relazioni intra ed extra comunitarie. Una delle più negative di queste conseguenze, è la formazione di un complesso di inferiorità generalizzato. Spesso, nel corso dei nostri interventi o discussioni sentiamo dire da parte di alcuni Armeni che nessuno può lottare contro la barbarie del regime turco e che l’esistenza del genocidio ne è la prova migliore. Questo approccio è inconsistente non soltanto in termini strategici ma anche psicologici. Considerare che gli Armeni siano meno potenti dei Turchi, è una forma di auto-razzismo. Gli Armeni non sono nati vittime dei Turchi. La civiltà armena non aveva come scopo di diventare un caso esemplare di vittima. L’Armeno non era una vittima ma un innocente. Il complesso d’ inferiorità sviluppato da molti fra noi proviene fra l’altro da una mancanza culturale in termini storici. Il genocidio da se non è una semplice sequela di agnelli che il regime turco conduceva al macello. Ci sono stati dei movimenti di resistenza e non è perché non erano efficaci che non avevano più valore. Come non chiediamo ad una intera popolazione di resistere, non possiamo chiedere a tutti i combattenti di essere degli eroi. Così è naturale che i resistenti siano pochi e gli eroi rari. Tuttavia gli atti eroici esistono e rappresentano la prova del valore del popolo armeno. Ed ancora più di recente, gli Armeni hanno testimoniato tramite il valore dei loro combattenti che non avevano nulla da dimostrare sui componenti del valore umano. Se il Genocidio ha sterminato così tanti Armeni non è perché erano di qualità inferiore o perché non si sono difesi efficacemente. La ragione principale è che gli Armeni erano dei civili. Non erano né guerrieri né degli uomini al servizio segreto militare. Gli avvenimenti si sono imprigionati nell’incomprensione a causa della totale disinformazione. Malgrado ciò i focolai di resistenza ci furono ed è nefasto costatare quanto siano sconosciuti tra noi. Per condurre una lotta anche se quest’ultima è quella della pace tramite il riconoscimento e il processo di riparazione, il popolo armeno e i suoi fanciulli devono avere dei riferimenti di esempi e di modelli. La cultura armena è carica di storia ma chi s’ incarica di farla apprendere ai nostri bambini? Non è sufficiente parlare loro delle vittime. Devono conoscere gli innocenti e i giusti, i resistenti e gli eroi. Noi dobbiamo lottare contro questo complesso d’ inferiorità con tutti i mezzi perché è estremamente nocivo alla giusta causa. Questo permetterà fra l’altro di vedere nei veterani combattenti di lotte più recenti, dei continuatori del patrimonio storico armeno e non soltanto degli uomini considerati, da individui che non sanno condurre un combattimento, superati dagli avvenimenti.







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