L' uomo col dito azzurro

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




Le distanze e gli intervalli erano il suo problema iniziale. Cercava di esprimere per iscritto, schemi mentali nascosti. Però prima dell’inizio del suo racconto, la fortuna o la necessità, non lo sapeva ancora, stillò sul suo dito. Era di colore azzurro. L’inchiostro penetrò dentro di se. Il suo corpo era la sua custodia. Sentì dentro di se quel sangue azzurro. Era così improvviso. Eppure non si meravigliò. Non era una nuova relazione. La conosceva da tempo. Era una memoria viva. Gli apparteneva e le apparteneva senza compromessi. Forse era fortuna, anche se non credeva nella fortuna. Forse era la necessità, anche se non viveva senza di essa. Non aveva importanza. Aveva scelto. Avrebbe scritto la storia dell’azzurro. Con le dita prese una penna d’oca. Appena la toccò , l’inchiostro gocciolò di nuovo. Questa volta però, incise la carta. Era come se scrivesse un altro. Non percepiva nessuna difficoltà. Nulla poteva fermare l’emorragia azzurra. Era la forza del destino. Questo diceva fra se, mentre il ruscello inondava i suoi fogli. La storia aveva deciso. Lui aveva solamente scelto. Guardava il dito azzurro e seguiva il ritmo della penna. La penna colpiva ininterrottamente l’incudine di carta. Col peso dell’inchiostro, la carta si trasformò in ferita e la ferita divenne terra. Fra le righe creava un mondo nuovo. Il mondo della penna era monocolore e sobrio tuttavia aveva dentro di sé tutto il mondo. Sentì tutta la forza della scrittura. Non c’era più né la fortuna di Icaro, né la necessità di Dedalo. L’unica penna si dissanguava per il nuovo mondo. Metteva su carta ogni istante dell’immortalità dell’azzurro. Con la strana scrittura, l’opera creava l’essere e l’insignificante prendeva forma. Niente più aveva importanza. L’oceano dell’azzurro pioveva sopra la terra secca. Ogni onda divenne un movimento, una carezza. Le distanze erano diventate piccole e gli intervalli grandi. Così fu messo per iscritto il tempo.







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