La penalizzazione della negazione del genocidio

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




La penalizzazione della negazione del genocidio non è un dettaglio legislativo che possiamo superare molto facilmente, perché abbiamo un’altra opinione. Per i diritti umani è la continuazione dell’opera di R. Lemkin che inventò il termine genocidio e appartiene alla procedura di correzione. Così ogni individuo che mette in dubbio i genocidi che sono stati riconosciuti ufficialmente dalla Grecia è sotto accusa indipendentemente dalla sua posizione sociale. Questo deve essere chiaro a tutti, perché si sono manifestate impressioni errate a causa del ruolo istituzionale. Il divieto della barbarie è un passo in più verso un concetto astratto che pian piano prende corpo e questo concetto è: I Diritti dell’Umanità. All’inizio si trattò dell’ invenzione del concetto di genocidio, perché è sempre più semplice cominciare dai crimini per poi giungere ai Diritti. Così avvenne anche con i crimini contro l’Umanità. E mentre c’è una grande evoluzione in questo campo non può presentarsi qualsiasi individuo da un settore qualunque, qualunque sia la sua istruzione, e dubitare della storia di un popolo che appartiene all’Umanità. Altrimenti questo individuo è complice della barbarie, perché l’aiuta ad espandersi e ad influenzare persone, come sono i ragazzi che non conoscono ancora la storia. Perché in sostanza dobbiamo renderci conto del fatto che il fine del genocidio non è solo l’eliminazione delle sue vittime umane, ma anche della stessa storia che trascrive la verità, perché non solo vuole cancellarla ma vuole anche che non esista minimamente, come se non fosse mai esistita ed in questo modo non esiste neppure il carnefice. Su questo punto viene in aiuto l’incertezza ed è per questo che dobbiamo combatterla.







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