Analisi: Probabilità e Caos

N. Lygeros

Traduzione: Lucia Santini




Ecco infine un libro di scienza, non tecnico, critico e piacevole. È veramente l’esempio perfetto di ciò che dovrebbe essere la divulgazione; in effetti l’autore sfrutta ammirabilmente bene il duo: libro, note. Nel libro come una farfalla – di Lorenzi – vola da un soggetto all’altro, fermandosi spesso per succhiare qualche idea fondamentale mentre nelle note come un verme –di Darwin – esplora in profondità le radici del tema che studia, offrendo così al lettore da una parte la meraviglia delle scoperte della scienza e dall’altra le referenze indispensabili affinché vada al di là. Ma non è precisamente per questa ragione che il libro è eccezionale – è vero che l’autore in quanto tale aiuta! –perché avrebbe potuto benissimo contentarsi di essere descrittivo.

Andando senza dubbio al di là del pensiero dell’autore si potrebbe dire che egli esibisce un fatto fondamentale : la Scienza non esiste, solo gli scienziati esistono. Così profanando la scienza – non la tratta come un amorale ed un irresponsabile? – Davide Ruelle prova che l’attività di ricerca è terribilmente umana. È dunque con una abilità giudiziosa che egli scortica le debolezze di questa struttura ed è dal sorriso al pianto che si prenderebbero le sue parole se non si prevedesse dietro di esse l’amarezza di un uomo che ha dovuto subire molte vicissitudini a causa della sua originalità.

Un’altra caratteristica di questa opera, è il dialogo che impone l’autore al lettore. Così si delinea l’impressione che il libro sia stato scritto per essere letto da un lettore dotato di una intelligenza critica a cui gli si fa capire che il suo ruolo non è quello di un recettore passivo ma quello di un interlocutore che desidera capire e discutere le conoscenze che gli si fa scoprire! Certamente si potrebbe ribattere che tutto ciò è puramente formale, nientemeno questa complicità beaudelairienne che instaura Ruelle gli permette di esprimere con franchezza tutto ciò che ha in cuore piuttosto che sul cervello.

Altro fatto appassionante: è la volontà di comprendere la creatività scientifica, di mettere in evidenza i diversi parametri che intervengono nel suo sviluppo come la curiosità sessuale, l’arresto dell’evoluzione dell’età mentale, la necessità da parte dello scienziato già da quando era bambino di sperimentare il mondo che lo circonda. Questa attitudine è senza dubbio per avvicinarsi a quella di Hadamard, con in più una riflessione pertinente sull’intelligenza artificiale.

Riassumendo tutto ciò che è essenziale in questo libro, è l’aspetto epistemologico del pensiero dell’autore, perché di fatto si appoggia sulla storia della genesi della teoria del caos per studiare il comportamento degli scienziati, e il suo talento in questo genere di analisi non è da meno di quello di Lakatos.

Finalmente si può accusare David Ruelle di una sola cosa in tutta la sua brillante sintesi cioè di non aver menzionato il fatto che era lui stesso uno strano attrattivo.







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