17314 - Monti umani

N. Lygeros
Traduzione: Lucia Santini

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Poco prima dell’atterraggio il suo aereo passò sopra i monti umani.
Erano le biblioteche della natura.
Quelle che davano vita al lago per via del suo legame con il cielo.
Si trovava ormai nel paese di Bernulli e di Eulero, grazie ai quali la matematica aveva acquistato altre dimensioni, per prepararsi all’opera di Leibniz.
Li il calcolo delle variazioni era ovunque.
E le curve dello spazio assomigliavano a soluzioni di probemi di otimizzazione.
Tempo concentrato in un piccolo spazio.
In quell’istante i motori si fermarono ed il percorso divenne terreno.
Ed è allora che si legò il primo nodo di quel percorso sopra le opere dei giganti.
Flughafen Zürich
Nessuno di loro aveva concepito la sovrastruttura di un tale aeroporto.
Quello che volava e che era più pesante dell’aria aveva dato forma ad una intera realtà che era completamente inconcepibile anche per i giganti del passato.
Eppure era semplicemente una generalizzazione tramite l’automatismo e la meccanizzazione, concetti importanti dagli inizi del Rinascimento.
Mentre ora il pensiero viveva con questa realtà senza rendersi conto che si trattasse di una innovazione impossibile a crederci.
Come i porti appartenevano al mare e non alla terra, così gli aeroporti appartenevano ai cieli e non alla terra.
Erano tutti spazi di preparazione per i voli, mentre le società li ritenevano spazi d’attesa.
Non attendeva nessuno, erano tutti pronti.
Così erano i Maestri quando leggevano i libri di un altro Maestro.
Sempre all’erta per la nuova partenza.