7191 - La chiave di San Nicola

N. Lygeros
Traduzione: Lucia Santini

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Lo scudo della cristianità era in pericolo. Doveva anche lui essere protetto dagli assalti del nemico.
Tale era la funzione della chiave.
Però occorreva convincere il grande maestro Pierre d’ Aubusson che si trattava della fortezza San Nicola. Quest’ultima sembrava minuscola di fronte all’ampiezza dei suoi compiti. Era tutto semplicemente impossibile. Doveva trovare uno schema mentale al di là della persuasione e della retorica. Scoprì un altro koan.

Anche una chiave piccola può chiudere una grande porta.
Applicazione Sublime.
Il gande maestro si rinchiuse con i suoi migliori cavalieri nella fortezza San Nicola.
Trecento cinquanta ospedalieri.
Cinquecento cavalieri.
Duemila uomini armati dalla Francia.
Tutti attendevano imperterriti il nemico. Quest’ultimo non tardò ad arrivare con i suoi centomila cambattenti. Questo gli era più che sufficiente affinché ci fosse un equilibrio di forze !
Era il mese di giugno dell’anno di grazia del 1480.
Il conquistatore di Costantinopoli ne voleva sempre di più, era insaziabile.
Tuttavia i cristiani si erano preparati per fermargli l’appetito.
Respinsero ogni assalto senza cedere.
La chiave teneva testa alla porta !

Gli Ottomani ritennero questo come un insulto alla loro grandezza. Era vergognoso da parte loro di fronte a un tale rapporto di forze per cui organizzarono un nuovo assalto ancora più violento, ancora più brutale. Ma la chiave del codice ebbe la meglio. Non cedette sotto la pressione della battaglia. Ci fu un nuova disfatta per gli assedianti. Era inconcepibile e avrebbero dovuto renderne conto per non vedere le loro teste cadere.

La fortezza San Nicola era inespugnabile. Occorreva ricorrere all’inganno, passare altrove per fare breccia sulla difesa di questa città ribelle. Le spie informarono il centro di comando della possibilità di infiltrarsi tramite una muraglia del quartiere ebraico, ad est della città. Il piano era pronto per il mese di luglio. Tutto si evolse nel massimo segreto per non risvegliare i sospetti degli Ospedalieri e dei Cavalieri.

Gli Ottomani si concentrarono su questo punto debole a causa dell’impossibilità di un attacco frontale.
Sorpresa. Crollo della difesa.
Punto di rottura.
Penetrazione.
Il nemico prese piede nelle fortificazioni.
Rodi era sul punto della capitolazione.
Soluzione alcuna.

Era il momento di intervenire per i Servi dell’Umanità. Erano di già nel quartiere ebraico per preparare il sabotaggio contro l’attacco della barbarie. Avevano attraversato il porto grazie alla chiave del codice. E per il momento, si trovavano nel mezzo dei cadaveri. Il nemico non aveva nessuna pietà per le battaglie ostinate.
Ferite multiple.
Anche il grande maestro fu ferito.
Tre volte.
Era suo dovere.
L’ostinazione del nemico non aveva uguali. Voleva divorare la città per giustificarsi presso il Sultano. Nulla poteva fermarlo in questa infiltrazione.
Vacuità.
Tutti gli uomini della difesa divennero un sol uomo ed uno stesso spirito, e solo con la stessa idea : l’Umanità.
Azione dei servi.
Cambiamento di fase.
Bisognava resistere ad ogni costo.
Contrattacco.
Scacco.
Tutti gli uomini uniti respinsero gli Ottomani fuori dalle fortificazioni. L’attacco fu una disfatta. Dopo aver perso migliaia di combattenti, gli Ottomani abbandonarono l’assedio.